Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. [...]

i Documenti

Libertà d’espressione e diritto all’informazione

I fondamenti filosofici

  • John Milton, Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa (1644)

    Guardate, ora, questa vasta città, magione della libertà, circondata dalla divina protezione. Guardate, e vedrete che le incudini e i martelli che lavorano giorno e notte nei suoi arsenali a battere armi e armature, onde la Giustizia armata possa difendere l’assediata Verità, non sono più numerosi delle penne e delle menti che lì, al lume della loro assidua lucerna, meditano e indagano, volgendo e rivolgendo le nuove idee ed i nuovi concetti che s’apprestano a offrire, come loro fedele omaggio, alla veniente Riforma; – non più numerosi dei molti altri che s’adoperano a leggere e a provare ogni cosa, lasciandosi guidare dalla forza convincente della ragione. [...] Dove vivo è il desiderio d’apprendere, lì molto sarà, necessariamente, il discutere, molto lo scrivere, molte le opinioni; perché l’opinione, negli uomini buoni, non è altro che la conoscenza stessa che si vien formando. [...]
    Prima di ogni altra libertà, datemi la libertà di conoscere, di esprimermi e discutere liberamente secondo coscienza.

  • B. Spinoza, Tractatus theologico-politicus (1670)

    Capitolo XX: Si dimostra che in una libera Repubblica è lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire quello che pensa.
    Se fosse altrettanto facile comandare alla coscienza quanto alla lingua, ognuno regnerebbe in piena sicurezza e nessun governo degenererebbe nella violenza, perché ognuno vivrebbe secondo le intenzioni dei governanti e soltanto in conformità alle loro prescrizioni giudicherebbe del vero e del falso, del bene e del male, dell'equo e dell'iniquo. Ma questo non può avvenire, essendo impossibile che la coscienza soggiaccia assolutamente all'altrui diritto. Nessuno, infatti, può, né può essere costretto a trasferire ad altri il proprio naturale diritto, e cioè la propria facoltà di ragionare liberamente e di esprimere il proprio giudizio intorno a qualunque cosa. Ne viene di conseguenza che si giudica violento quel potere che si esercita sulle coscienze, e che la suprema maestà fa violenza ai sudditi e sembra usurparne il loro diritto quando pretenda di prescrivere a ciascuno che cosa debba accettare come vero e che cosa respingere come falso [...]. Se, dunque, nessuno può rinunciare alla propria libertà di giudicare e di pensare quello che vuole, ma ciascuno è, per diritto imprescrittibile della natura, padrone dei suoi pensieri, ne segue che in un ordinamento politico non è mai possibile, se non con tentativi destinati a fallire miseramente, voler imporre a uomini di diverse, anzi contrarie opinioni l'obbligo di parlare esclusivamente in conformità alle prescrizioni emanate dal sommo potere. [...] Il vero fine dello Stato è, dunque, la libertà. [...] A dimostrare, d'altra parte, come da questa libertà non derivino inconvenienti tali che non possano essere eliminati dalla sola autorità della somma potestà, e come da questa gli uomini, sebbene professino opinioni palesemente contrarie, siano facilmente trattenuti dal ledersi a vicenda non mancano gli esempi. E non ho bisogno di andare troppo lontano per trovarli. Ne offre uno la città di Amsterdam, la quale sta sperimentando, con suo grande vantaggio e con l'ammirazione di tutte le nazioni, i frutti di questa libertà. In questa floridissima Repubblica e nobilissima città, infatti, convivono in perfetta concordia uomini di tutte le nazionalità e di tutte le religioni [...]. Onde risulta più chiaro della luce del sole come [...] i veri perturbatori dell’ordine pubblico siano coloro che in una libera Repubblica pretendono di sopprimere quella libertà di pensiero che non può essere repressa.

  • Gaetano Filangieri, Scienza della legislazione (1780)

    Vi è un tribunale, che esiste in ciascheduna nazione, che è invisibile, e che è più forte dei magistrati e delle leggi, de’ ministri e dei re [...]. Questo tribunale, io dico, è quello della pubblica opinione. [...] Ma questo tribunale non ha né foro, né tribuna, non vi sono comizi: in qual modo verrà dunque avvertito de’ disegni di un ministro iniquo o dell’abuso di autorità di un magistrato?
    La libertà della stampa è questo mezzo: il legislatore non deve dunque trascurarla; deve stabilirla e proteggerla. L’interesse pubblico lo richiede; la durata della sua legislazione e la perennità della sorte del popolo l’esigono.
    Vi è un diritto comune ad ogni individuo di ogni società, che è quello di manifestare alla società stessa le proprie idee [...]. La libertà, dunque, della stampa è di sua natura fondata sopra un dritto che non si può né perdere né alienare finché si appartiene ad una società, che è superiore e anteriore a tutte le leggi, perché dipende da quella che le abbraccia tutte e tutte le precede. [...]

  • Honoré Gabriel de Mirabeau, Discorso agli Stati generali (1788)

    Che la prima delle vostre leggi consacri per sempre la libertà di stampa, la libertà più inviolabile, la più illimitata, la libertà senza la quale le altre non saranno giammai conquistate, perché è per essa sola che i popoli e i Re possono conoscere il loro diritto di ottenerle, il loro interesse ad accordarle; che infine il vostro esempio imprima il marchio del pubblico disprezzo sulla fronte dell'ignorante che temerà gli abusi di questa libertà

  • Kant, Sopra il detto comune: questo può essere giusto in teoria, ma non vale nella prassi (1793)

    Deve spettare ai cittadini dello stato, e con l’approvazione del medesimo signore supremo, la facoltà di rendere pubblicamente nota la loro opinione su ciò che nelle disposizioni di quel supremo potere appaia un’ingiustizia contro il corpo comune. Presupporre infatti che il capo non possa mai errare o essere inesperto di qualcosa significherebbe rappresentarselo benedetto da doni celesti ed elevato al di sopra dell’umanità. Dunque la libertà della penna – mantenuta nei limiti del massimo rispetto e amore per la costituzione nella quale si vive attraverso l’atteggiamento del pensiero liberale dei sudditi, che quella stessa libertà esorta ancora in tal senso (e perciò le penne si limitano reciprocamente da sole, in modo da non perdere la loro libertà) è l’unico palladio dei diritti del popolo.

  • Alexis de Tocqueville, La democrazia in America (1835)

    La stampa esercita [...] un immenso potere in America. Essa fa circolare la vita politica in tutte le zone di questo vasto territorio. Con il suo occhio sempre aperto mette incessantemente a nudo i segreti moventi della politica e costringe gli uomini politici a comparire, di volta in volta, davanti al tribunale dell’opinione. Essa riunisce gli interessi attorno a certe dottrine e formula il simbolo dei partiti; attraverso di essa i partiti si parlano senza vedersi, si intendono senza venire a contatto. Quando un grande numero di organi della stampa giunge a procedere nella medesima direzione, la loro influenza diviene alla lunga quasi irresistibile e l’opinione pubblica, colpita sempre dallo stesso lato, finisce per cedere sotto i loro colpi.
    (A. de Tocqueville, La democrazia in America, Torino 2007, Libro I, p. 223).

  • John Stuart Mill, Sulla libertà (1859)

    È da sperare che sia trascorsa l'epoca in cui era necessario difendere la "libertà di stampa" come una delle garanzie contro un governo corrotto o tirannico. Possiamo supporre che non sia più necessario dimostrare che non si può consentire a una legislatura o a un esecutivo, i cui interessi non si identifichino con quelli dei cittadini, di imporre loro delle opinioni e di stabilire quali dottrine o argomentazioni essi possano ascoltare. [...]
    Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero più diritto di far tacere quell'unico individuo di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l'umanità. Se l'opinione fosse un bene privato, privo di valore eccetto che per il suo proprietario, se essere ostacolati nel suo godimento fosse semplicemente un danno privato, il numero delle persone che lo subiscono farebbe una certa differenza. Ma impedire l'espressione di un'opinione è un crimine particolare, perché significa derubare la razza umana, i posteri altrettanto che i vivi, coloro che dall'opinione dissentono ancor più di chi la condivide: se l'opinione è giusta, sono privati dell'opportunità di passare dall'errore alla verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, la percezione più chiara e viva della verità, fatta risaltare dal contrasto con l'errore.